giovedì 15 settembre 2016
[Reading Challenge 2016] L'amore secondo Pekkanen, Ahern e Giacobelli
L'AMORE NON È IL MIO FORTE
Sarah Pekkanen
Piemme, 2010 | € 18,50
[The first book you see in a book store]
Lettura di MAGGIO, quando necessitavo di rilassarmi...
INNAMORARSI. ISTRUZIONI PER L'USO
Cecelia Ahern
Rizzoli, 2013 | € 16,00 [scontato su: ibs Amazon LaFeltrinelli]
| € 9,49 [ebook| ibs Amazon LaFeltrinelli]
[A book with a blue cover]
Lettura di AGOSTO, appena l'ho visto in vetrina...
UN DISASTRO CHIAMATO AMORE
Chiara Giacobelli
Leggereditore, 2016 | € 14,90
[A book that takes place in Summer]
Lettura di SETTEMBRE, di quando ero a fare la spesa con mamma...
Voti: 6.5/9/5
mercoledì 14 settembre 2016
[Reading Challenge 2016] La lingua giapponese, Marcella Mariotti
LA LINGUA GIAPPONESE
Marcella Mariotti
Bussole - Carocci | € 12,00
[A book that's under 150 pages]
Lettura di APRILE, per il mio ultimo esame universitario...
Voto: 8
Una brossura semplice, ben scritta e che può essere d'aiuto sia per chi è alle prime armi con lo studio del giapponese sia per coloro che lo studiano da un po' di tempo.
È una lettura piacevole sulla linguistica giapponese, ma che mette ordine e spazza via i dubbi sulla grammatica giapponese, decisamente diversa dalla nostra.
Motivazione del voto
Si tratta per lo più di una prima spolverata, non è certo sufficiente per apprendere la linguistica giapponese, ma i suoi esempi semplici applicabili nella vita quotidiana permetto una più facile comprensione della lingua stessa.
Dettaglio
Le produzioni Carocci le ho sempre apprezzate molto; nei miei anni di studio mi ha sempre fatto comodo il loro modo di suddividere il capitolo in paragrafi dando a ognuno un titoletto posto lateralmente, direi quasi a margine. Questa impostazione di pagina ha influenzato il mio modo di studiare, tanto che nei libri sprovvisti di questa suddivisione ero solita crearla io stessa.
Il testo di M. Mariotti è contenuto e di piccole dimensioni, quindi risultava impossibile l'impaginazione suddetta, ma ne sono ugualmente rimasta contenta, perché durante la carriera universitaria mi sono capitati altri libri in formato A5 e spesso l'interlinea troppo sottile e i margini troppo piccoli rendevano difficile la lettura.
Marcella Mariotti
Bussole - Carocci | € 12,00
[A book that's under 150 pages]
Lettura di APRILE, per il mio ultimo esame universitario...
Voto: 8
Una brossura semplice, ben scritta e che può essere d'aiuto sia per chi è alle prime armi con lo studio del giapponese sia per coloro che lo studiano da un po' di tempo.
È una lettura piacevole sulla linguistica giapponese, ma che mette ordine e spazza via i dubbi sulla grammatica giapponese, decisamente diversa dalla nostra.
Motivazione del voto
Si tratta per lo più di una prima spolverata, non è certo sufficiente per apprendere la linguistica giapponese, ma i suoi esempi semplici applicabili nella vita quotidiana permetto una più facile comprensione della lingua stessa.
Dettaglio
Le produzioni Carocci le ho sempre apprezzate molto; nei miei anni di studio mi ha sempre fatto comodo il loro modo di suddividere il capitolo in paragrafi dando a ognuno un titoletto posto lateralmente, direi quasi a margine. Questa impostazione di pagina ha influenzato il mio modo di studiare, tanto che nei libri sprovvisti di questa suddivisione ero solita crearla io stessa.
Il testo di M. Mariotti è contenuto e di piccole dimensioni, quindi risultava impossibile l'impaginazione suddetta, ma ne sono ugualmente rimasta contenta, perché durante la carriera universitaria mi sono capitati altri libri in formato A5 e spesso l'interlinea troppo sottile e i margini troppo piccoli rendevano difficile la lettura.
sabato 10 settembre 2016
[Ci penso io] La nuova TV è su YOUTUBE
La TV mette troppi freni, segue degli orari e la gente perde i suoi programmi preferiti. Sky sembrava aver fatto un buon lavoro con il nuovo «ferma e registra», ma niente può battere la trasgressione dello streaming! A farla da padrone ora sono le piattaforme di Netflix, dove lo streaming diventa legale e ci segue anche su smartphone, e di Youtube, dove c'è chi ha più di CINQUECENTOMILA seguaci, chi ne ha solo trentamila e chi, invece, se ne sta comodo a guardare lo schermo del pc.
Indovinate chi sono io.
Dopo la pausa estiva, in cui mi sono laureata, riposata e stressata - ora cerco lavoro! -, vi propongo IL tema d'attualità per eccellenza: youtube.
venerdì 9 settembre 2016
[Reading Challenge 2016] La leggenda della nave di carta, AA.VV
LA LEGGENDA DELLA NAVE DI CARTA
AA.VV
Solaria - Fanucci | Fuori catalogo
[A science-fiction novel]
Lettura di FEBBRAIO, quando ero in vena di fantascienza...
Voto: 7 o 9?
La leggenda della nave di carta è una raccolta di racconti degli anni Sessanta in poi, alcuni dei quali fanno riferimento alla condizione bellica del Giappone in quanto testi autobiografici, ma anche dell'individuo tramite l'uso della fantascienza, che come intermediaria e mezzo narrativo è piuttosto importante, oltre che interessante.
Innanzitutto è un genere letterario che permette e promette una specie di catarsi, dando allo scrittore e al lettore l'opportunità di liberarsi da un forte senso d'oppressione causato dalla guerra e anche dalla società, al pari di quel genere letterario di cui attualmente Haruki Murakami ne è un valido esponente, il mukōgawa shōsetsu.
Con questa raccolta vengono messe in risalto numerose problematiche quali l'identità, lo scopo della propria vita, il terrore di un futuro incerto, elementi che possiamo notare anche nei manga e negli anime giapponesi contemporanei.
Motivazione del voto
Si tratta di un testo di alto valore storico-letterario, un documento in grado di illustrare la condizione della popolazione giapponese in un periodo difficile e tormentato.
È proprio per questo che sorge il mio dubbio, perché come semplice lettrice, i racconti si presentano molto particolari, con un ritmo lento, ponderato, tipico dell'oriente, ma forse anche un po' della fantascienza (si pensi a Solaris di Stanislav Lem o a Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick), che non è mai stato il mio genere letterario preferito.
Sarebbe quasi logico assegnare a questo testo un 8, in modo da riunire le mie due personalità di lettrice a tempo perso e di studiosa in cerca di un mestiere, ma andare di logica quando si fa "critica letteraria" è quasi un contro senso.
Dettaglio
Purtroppo si tratta di un volume fuori catalogo; io personalmente l'ho reperito tramite la mia biblioteca, che comunque lo tiene in un deposito esterno, dove vengono messi libri datati, ma soprattutto libri poco letti.
Se sarete tanto fortunati da trovarne una copia in carta e copertina in vendita, sappiate che in mano vi ritrovate un esempio di cultura giapponese coi fiocchi.
Intanto io spero in una versione digitale da potere spulciare e analizzare a mio piacimento!
AA.VV
Solaria - Fanucci | Fuori catalogo
[A science-fiction novel]
Lettura di FEBBRAIO, quando ero in vena di fantascienza...
Voto: 7 o 9?
La leggenda della nave di carta è una raccolta di racconti degli anni Sessanta in poi, alcuni dei quali fanno riferimento alla condizione bellica del Giappone in quanto testi autobiografici, ma anche dell'individuo tramite l'uso della fantascienza, che come intermediaria e mezzo narrativo è piuttosto importante, oltre che interessante.
Innanzitutto è un genere letterario che permette e promette una specie di catarsi, dando allo scrittore e al lettore l'opportunità di liberarsi da un forte senso d'oppressione causato dalla guerra e anche dalla società, al pari di quel genere letterario di cui attualmente Haruki Murakami ne è un valido esponente, il mukōgawa shōsetsu.
Con questa raccolta vengono messe in risalto numerose problematiche quali l'identità, lo scopo della propria vita, il terrore di un futuro incerto, elementi che possiamo notare anche nei manga e negli anime giapponesi contemporanei.
Motivazione del voto
Si tratta di un testo di alto valore storico-letterario, un documento in grado di illustrare la condizione della popolazione giapponese in un periodo difficile e tormentato.
È proprio per questo che sorge il mio dubbio, perché come semplice lettrice, i racconti si presentano molto particolari, con un ritmo lento, ponderato, tipico dell'oriente, ma forse anche un po' della fantascienza (si pensi a Solaris di Stanislav Lem o a Ma gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip K. Dick), che non è mai stato il mio genere letterario preferito.
Sarebbe quasi logico assegnare a questo testo un 8, in modo da riunire le mie due personalità di lettrice a tempo perso e di studiosa in cerca di un mestiere, ma andare di logica quando si fa "critica letteraria" è quasi un contro senso.
Dettaglio
Purtroppo si tratta di un volume fuori catalogo; io personalmente l'ho reperito tramite la mia biblioteca, che comunque lo tiene in un deposito esterno, dove vengono messi libri datati, ma soprattutto libri poco letti.
Se sarete tanto fortunati da trovarne una copia in carta e copertina in vendita, sappiate che in mano vi ritrovate un esempio di cultura giapponese coi fiocchi.
Intanto io spero in una versione digitale da potere spulciare e analizzare a mio piacimento!
giovedì 8 settembre 2016
[Reading Challenge 2016] Storia dell'animazione giapponese, Guido Tavassi
STORIA DELL'ANIMAZIONE GIAPPONESE
Guido Tavassi
Tunué, 2012 | € 24,00
| € 7,99 [ebook | unilibro hoepli timreading]
[A book that's more than 600 pages]
Lettura di FEBBRAIO, per l'esame di Storia del pensiero scientifico...
Voto: 8
Motivazione del voto
Dettaglio
Guido Tavassi
Tunué, 2012 | € 24,00
| € 7,99 [ebook | unilibro hoepli timreading]
[A book that's more than 600 pages]
Lettura di FEBBRAIO, per l'esame di Storia del pensiero scientifico...
Voto: 8
Questo volume offre una trattazione del fumetto giapponese, il manga, e della sua successiva trasposizione in anime, ma anche del film d'animazione e dei numerosi cortometraggi realizzati a partire dal 1917, anche se vengono fatti riferimenti a eventi importanti che hanno dato il via al settore (come la presentazione del kinetoscopio edison o il primo proiettore, wasei eishaki, del 1901-'02).
Si tratta di un volume accuratamente strutturato, suddiviso in base agli anni di produzione, che offre una visione storico-economica del Giappone tramite l'arte della rappresentazione che ha origini molto antiche (si pensi agli emakimono del XIII-XV secolo). Quindi, per chi come me è appassionato di cultura giapponese, è sicuramente un saggio da non perdere.
Motivazione del voto
Un aspetto interessante è la presenza di alcuni specchietti informativi che mettono in luce argomenti che avrebbero bisogno di un volume a sé, ma sui quali non ci si può dilungare in un libro che già di suo dice così tanto. Troverete, quindi, alcune informazioni sul fansub, sui principi base della ripresa e proiezione dell'animazione, come anche sullo Shintō (anche se su quest'ultimo presentano una visione troppo tecnica e poco specifica, ma lo dico da nippologa e quindi prendete questo ultimo commento con le pinze).
Nonostante sia un prodotto di qualità, che permette di "assistere" alla creazione da parte di Kenzō Masaoka della prima opera giapponese con dialoghi sincronizzati e registrati su una traccia ottica direttamente sulla pellicola, di comprendere l'importanza del tema della fantascienza nelle opere giapponesi o di conoscere la differenza tra le diverse forme di otaku (hikikomori, NEET, freeter), il volume vuole presentare troppe creazioni, arrivando a formare delle liste troppo lunghe di titoli, quasi solo di passaggio.
Dettaglio
L'arte è sempre stata assoggettata all'io e l'io all'epoca in cui vive. Non è possibile dividere l'arte dalla storia - che ha un suo passato, un presente e un futuro prospettabile - e nemmeno dalla cultura: conoscere le modalità d'espressione di un popolo, verbali e non verbali, permette una migliore comprensione di quella che è a sua volta un'espressione artistica ampiamente diffusa in tutto il mondo e che spesso può apparire incomprensibile e troppo distante.
Della stessa casa editrice consiglio: Culture del Giappone contemporaneo, (a cura di) Matteo Casari.
mercoledì 7 settembre 2016
[Reading Challenge 2016] I fiori di febbraio, Fan Wu
I FIORI DI FEBBRAIO
Fan Wu
Frassinelli, 2007 | € 17,00
[A book with a protagonist who has your occupation]
Lettura di GENNAIO, quando ancora ero una studentessa...
Frassinelli, 2007 | € 17,00
[A book with a protagonist who has your occupation]
Lettura di GENNAIO, quando ancora ero una studentessa...
Anni Novanta, Canton.
Ming ha diciassette anni e frequenta
l'università: è scrupolosa, precisa, diligente. A rompere la bolla
in cui è abituata a muoversi è la ventiquattrenne Yan, vivace,
estroversa, più propensa allo shopping che non allo studio.
Tra le due si crea un legame d'amicizia
difficile, quasi sofferto, ma che permette a Ming di crescere.
La bellezza di questo romanzo è nel
suo raccontare le difficoltà di essere donna, forse non solo nella
Cina degli anni Novanta.
Lo stile narrativo è molto poetico,
tipico degli scrittori orientali, che sanno trasmettere la sensazione
del ricordo, quasi di un dipinto acquerello: da lontano con le sue
figure perfettamente delineate, ma che da vicino mostrano quelle
piccole sbavature acquose.
Questo per farvi capire che si tratta
di un romanzo pacato nella narrazione, che non vuol dire lento o
noioso, ma solo cadenzato tra pensieri e azioni. A conferma di
questo, I fiori di febbraio non ha capitoli, ma una sorta di
interruzioni che ci aiutano a suddividere i giorni, le settimane...
Motivazioni del voto
Non me la sono sentita di dare un otto
a questo libro perché la seconda di copertina poneva la storia come
suddivisa in due parti: una dedicata al passato di Ming e una al
presente, dove la protagonista avrebbe dovuto dedicarsi alla ricerca
di Yan dopo dodici anni di lontananza.
La seconda parte, però, non è
effettivamente sviluppata, ma lasciata alle ultime pagine, come se
Ming avesse ritrovato un suo vecchio diario e avesse avuto l'esigenza
di concluderlo.
Dettaglio
Va notato che la casa editrice
Frassinelli ha scelto il rosso come colore di sfondo per la
copertina – che banalmente potrebbe richiamare il comunismo, ma in
fin dei conti il rosso ha più di un significato in oriente, oltre al
fatto che è un colore facile da notare e bello da vedere – e sopra
vi ha posto due figure femminili disegnate, la prima in caduta libera
e l'altra quasi in volo.
Una copertina praticamente identica è
quella di Adesso di C. Gamberale, pubblicato da Feltrinelli:
stesso colore e due figure in caduta che incorniciano il titolo.
martedì 17 maggio 2016
[Ci penso io] Sei gay?! Beh, almeno non sei donna...
Buongiorno! Oggi è la giornata contro l’omofobia e mi pareva davvero il giorno perfetto per iniziare la nuova rubrica "Ci penso io", dove vi propino il mio parere su problemi di attualità.
Dicevo, quindi, che questo è proprio un bel giorno… se non sei
donna!
In questi anni ne sono successe davvero di tutti i colori, ma finalmente l’11 maggio si è votato per il
sì: sì alla famiglia anche quando non è come ce la sia aspetta.
sì: sì alla famiglia anche quando non è come ce la sia aspetta.
Al riguardo ringrazio tantissimo gl’ideatori della pubblicità della Mulino Bianco per avere scelto Banderas come testimonial, tanto criticato per il suo meraviglioso accento, ma che almeno non ci sbatte in faccia come dovrebbe essere una famiglia. Che poi, da quando esiste un modello unico e inequivocabile di famiglia?
Ecco, a questo punto mi viene spontaneo chiedermi se mai arriveranno pubblicità sulle coppie omosessuali, perché se lo Stato italiano ha concesso loro di sposarsi non vedo il motivo di non includerle negli sketch televisivi (che peraltro ne permetterebbero una maggiore accettazione).
Prima di passare al piccolo schermo, però, credo ci sia un passo fondamentale da compiere, alla cui base troviamo la domanda: ma le lesbiche che fine hanno fatto?
Ve ne siete accorti anche voi che quando si parla di omosessualità si pensa all’uomo?
Perché finalmente gli uomini potranno sposarsi, mettere su famiglia… Forse un giorno adottare dei bambini! Anche se su questo tema non sono tutti d’accordo: già si faceva fatica a concepire la coppia tra noi “adulti”, figurarsi quando ci sarà da spiegarlo a un bambino.
Per la prima volta una coppia di genitori si ritroverà davanti a domande come “ma io, da dove vengo? Come nascono i bambini? Ma il sesso, che cos’è?”, e si andranno a creare situazioni imbarazzanti in cui si dovranno prendere a esempio le api, i cavoli e le cicogne per saltarci fuori.
Ma in tutto questo… le donne?
L’attrazione di un uomo per un altro uomo è stata vista dai più come qualcosa di sbagliato, a tal punto da essere definita una malattia. Sono state attraversate tantissime lotte, alle volte combattute in silenzio perché quasi impalpabili. Ma la gente sembra ormai aprirsi all’idea che l’uguaglianza esiste dal momento che viene attuata proprio nei confronti del diverso, perché diverso è bello, anche se spesso ci vogliono fare credere l’opposto.
La differenza di genere ne è un ottimo esempio.
Tutti nasciamo da una donna, ma sembriamo dimenticarcene quando le si chiede di rinunciare alla famiglia o quando, per la famiglia, deve rinunciare al lavoro. E adesso, che si stanno affrontando i diritti per l’omosessualità, della donna quasi non se ne parla, come se non avesse subito tanto quanto l’uomo, come se non mirasse agli stessi diritti.
È probabile che la fantasia dei maschietti (etero ovviamente) sia alla base di questa sorta di… misoginia, che purtroppo pare sia contagiosa anche per le restanti donne: in quante siete pronte a offendere un’altra donna dandole della puttana?
O della zitella, perché no. Tutti appellativi che sminuiscono la figura della donna in ogni caso, qualunque cosa faccia o non faccia per stare con un uomo. E ora, quando si va a parlare di omosessualità, in quanti associano una coppia lesbica a un filmino porno? È come se una coppia di due donne fosse esclusivamente parte della fantasia di un uomo, qualcosa di irreale che non è da prendere troppo in considerazione.
Sembra quasi non ci sia via d’uscita. La donna è il sesso inferiore e mi chiedo il perché.
Non si tratta solo di una questione di forza fisica (tra l’altro sfido chiunque a fare a braccio di ferro con Serena William e a uscirne indenne, ma soprattutto a non darle dell’uomo), perché il dislivello che viene mantenuto si gioca su tutt’altri ambiti e penso sia giusto da parte nostra non concedergli tutto questo spazio.
Tra donne ci vorrebbe davvero più solidarietà, fino a che ci renderemo conto che “essere delle femminucce” è un complimento.
Per quello che riguarda l’invidia del pene (l’aspettavate, lo so), sappiate che è una teoria superata. Almeno da quando i tre quarti delle donne hanno liberamente dichiarato che se si svegliassero uomo l’unica cosa che vorrebbero realmente provare è fare la pipì stando in piedi… E per una volta c’entrando la tavoletta al primo colpo.
Chiamatelo femminismo, chiamatelo girl power, in quanto donna voto per la parità.
Non c’è bisogno di nessun escamotage per essere superiore.
Etichette:
donna,
famiglia,
femminismo,
gay,
genere,
girl power,
lesbiche,
omosessualità,
società,
uomo
Iscriviti a:
Post (Atom)




