Probabilmente vi sarete perfino accorti che la mia Reading Challenge dell'anno scorso non l'ho nemmeno conclusa: verso la fine dell'anno ho proprio iniziato a cedere, e alla sera finivo con il collassare nel letto senza avere letto proprio nulla.
Non intendo, però, restituire fascia, targhetta e scettro: sono ancora una lettrice vorace e verace - che se ne dica non è un aggettivo solo adatto alle vongole.
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Partiamo con il libro aperto solo un paio di volte e di cui ho riletto sempre e solo la prima pagina, perché superata quella significherebbe mettere in lettura un libro: Un sogno americano, di Norman Mailer. Comprato in ottobre a un euro in un negozio in Piazza XXV maggio a Reggio Emilia per due motivi: il prezzo, la necessità di leggere un autore della beat generation e per la sua famosissima comparsa in una puntata di Una mamma per amica.
Ah, come non detto, sono tre...
In ogni caso, conto di iniziarlo non appena avrò terminato la lettura del terzo e ultimo romanzo inviatimi da Elle (a breve avrete anche voi le rispettive recensioni).
Proprio al suo fianco è rimasto The Year I met you, di Cecelia Ahern, che mi venne regalato per la Befana - sotto mia richiesta - in inglese e subito partii convinta.
Tra la tesi, gli ultimi esami e la laurea la lettura serale si stava facendo troppo pesante: studiavo già in inglese durante il giorno e alla sera avevo bisogno di capire al volo tutto quello che mi passava sotto gli occhi. Senza dovere rielaborare i concetti o i modi di dire.
Dal momento che avevo disponibili altri romanzi ho proseguito nella lettura, lasciando Cecelia Ahern sul comodino.
Si tratta comunque di un romanzo con personaggi ben caratterizzati, e sono davvero curiosa di sapere come si svolgerà la trama, quindi conto di riprenderlo presto.
L'altro libro con la permanenza più lunga sul comodino è L'assassino. Il prete. Il portiere, di Jonas Jonasson, e vi assicuro che non è in lettura da mesi.
Credetemi, io ci ho provato! Ho perfino iniziato ad alternarlo ad altre letture, per vedere se riuscivo a finirlo, ma proprio no.
Non si tratta di una lettura lenta, la scrittura è fluida e di cose ne succedono, anche parecchie, ma si tratta di un romanzo insipido. Non mi tiene incollata alla pagina, come in realtà mi aspetterei da un romanzo di questo tipo: la storia è quella di Per Persson, un receptionist (so che non si dovrebbe dire, ma è così) abbastanza sfigato che decide di mettersi in affari con Johanna Kjellander, ex pastore della Chiesa protestante, sfruttando le abilità killer di Johan Andersson, conosciuto da tutti come Anders l'Assassino.
Le premesse erano favolose e la scrittura ironica dell'autore rendeva tutto più frizzante, perfino ora che ne sto parlando male sento un richiamo verso il romanzo! Il problema è che una volta ripresa la lettura, so benissimo che non mi coinvolgerà abbastanza, e lo humor nero potrebbe arrivare a infastidirmi: non amo la violenza, soprattutto se gratuita come si suol dire, quindi chi ne parla senza darle il giusto peso mi trasmette un senso di nausea e ribrezzo.Son fatta così.
All'inizio ho avuto un blocco di qualche giorno proprio a causa della descrizione di un pestaggio reso quasi ridicolo, insignificante. In ogni caso sono arrivata al capitolo 36, pagina 188. Ne mancherebbero poco meno del doppio, quindi mi rivolgo i più sentiti complimenti.
Voi che fareste a questo punto? Cedo o spingo sull'acceleratore sperando di arrivare integra alla fine?
Lasciatemi un commento, dicendomi anche i vostri tre libri non letti nell'anno 2016, alla prossima!
























